COME FUNZIONA?

Gli incontri di gruppo, avviati a partire dal 2015, costituiscono un’ulteriore occasione di supporto per le persone vittime di reato. Ad oggi sono attivi due gruppi, un gruppo di auto-mutuo-aiuto e un gruppo terapeutico.

L’obiettivo comune dei gruppi di auto-mutuo-aiuto è quello di trasformare coloro che domandano aiuto in persone in grado di fornirlo, aumentando la padronanza e la capacità di fronteggiare le difficoltà e i problemi, incrementando, cioè, le competenze dei partecipanti. Una delle funzioni del gruppo, oltre a fornire supporto emotivo, è proprio quella di “insegnare” ai membri strategie di gestione dello stress, per affrontarne nel miglior modo possibile le cause e le emozioni correlate, anche grazie alle esperienze e alle soluzioni già individuate dagli altri partecipanti. Inoltre conoscere persone che hanno attraversato o stanno attraversando le stesse difficoltà fa sentire meno soli e aiuta a comprendere come sentimenti e reazioni possano essere condivisi con altri.

Com’è organizzato e a chi si rivolge  il Gruppo AMA in Rete Dafne

Il gruppo costituisce un’opportunità per coloro che, in alternativa o accanto ad un percorso individuale, richiedono un sostegno in conseguenza dell’esperienza subita. I partecipanti si incontrano regolarmente, con una cadenza quindicinale, accogliendo via via i nuovi componenti del gruppo. Il clima è spontaneo ed informale e il fatto di dare aiuto, oltre che riceverlo, consente di liberarsi dal senso di impotenza e di sfiducia che spesso prova chi si trova ad affrontare le conseguenze di un reato.

Il Gruppo AMA fornisce ai membri sia sostegno emotivo che aiuto concreto attraverso la relazione reciproca fra i membri, che si mantiene viva anche al di fuori dei momenti di incontro strutturati. L’accento sulla parità dei partecipanti rende tutti ugualmente responsabili dei risultati raggiunti e dei supporti forniti.

Gli operatori di Rete Dafne hanno un ruolo di “facilitatori”, favoriscono cioè lo scambio fra i partecipanti e sostengono il gruppo nel mantenere un clima favorevole al supporto di ognuno.

Cosa prevede il gruppo AMA in Rete Dafne

Il gruppo offre la possibilità di condividere la propria esperienza con persone coinvolte in esperienze analoghe seppur diverse, e dunque più propense e “facilitate” a cogliere e a credere al “bagaglio di sofferenza” a cui un reato può esporre.

Il gruppo stesso può rappresentare l’occasione per:

  • individuare e apprendere dall’esperienza altrui strategie più funzionali per gestire e affrontare le dinamiche conseguenti al reato subito, rappresentando in alcuni casi anche un’occasione di rassicurazione e sostegno concreto di fronte alle paure e alle difficoltà incontrate, (es: in prossimità delle udienze, nel rapporto con l’autorità giudiziaria, per difficoltà organizzative, ecc);
  • costruire letture alternative e molteplici punti di vista da cui osservare la propria esperienza;
  • scoprire e sperimentare posizioni diverse nelle dinamiche relazionali, cogliendone il senso da altre prospettive;
  • sviluppare legami sociali dopo un periodo di “isolamento”;
  • costruire una rete sociale di supporto.

Un reato può rappresentare in alcuni casi un momento di “rottura”, che coinvolge non solo gli individui ma anche le dinamiche con amici, parenti e colleghi che, pur volendo essere di sostegno alla vittima, non sempre riescono a ricoprire tale ruolo, vuoi per difficoltà personali, per pregresse incomprensioni, o per le emozioni intense che faticano reciprocamente a trovare un canale per essere comunicate. In altre parole, un reato può avere un impatto significativo sia direttamente sulla persona che ne è vittima, sia sul suo contesto di riferimento.

Sulla scorta di tali considerazioni, Rete Dafne ha avviato la costituzione di un Gruppo terapeutico, di matrice multifamiliare, con l’intento di creare un spazio in cui la vittima di reato possa parlare e riflettere sull’impatto che l’evento denunciato, e i disagi conseguenti, hanno sulle sue dinamiche quotidiane, sia all’interno che all’esterno del proprio nucleo familiare.

Com’è organizzato e a chi si rivolge  il Gruppo Terapeutico in Rete Dafne

Il Gruppo si rivolge dunque alle vittime dirette ma anche ai loro caregiver (vittime indirette) qualora il reato abbia avuto riflessi e ripercussioni anche su questi ultimi. Generalmente, si approda all’esperienza del Gruppo Terapeutico in seguito a un percorso di sostegno individuale che ha evidenziato l’opportunità di un ulteriore lavoro terapeutico, soprattutto in relazione all’impatto dell’evento reato sulle dinamiche interpersonali e intrapsichiche del soggetto.

Il gruppo, condotto da psicoterapeuti, ha una frequenza quindicinale, con incontri di due ore ciascuno. Essendo un gruppo aperto, la frequenza è libera e dunque le persone possono parteciparvi qualora lo desiderino.

Cosa prevede il Gruppo Terapeutico in Rete Dafne

Scopo principale dell’esperienza terapeutica di gruppo è innanzitutto permettere all’individuo di trovare risorse interne che consentano di “ripartire”, risorse in seno al proprio nucleo familiare e supporti in grado di migliorare la convivenza, in modo che le relazioni quotidiane non costituiscano un fattore amplificante del disagio sviluppato o esasperato dall’esperienza reato.

Parallelamente, ulteriore obiettivo perseguito è quello di creare le condizioni affinché le risorse esterne possano sia fungere da rete extra-sociale di supporto solidale, sia da stimolo per la famiglia tutta e per la sua vita. Le vittime e le famiglie riunite sono così spinte a socializzare tra loro e a confrontarsi, in modo da realizzare una rete sociale maggiormente aperta, in grado di auto-organizzarsi nella funzione di sostegno.

Il gruppo multifamiliare è inteso quindi come un contesto dove è possibile rivalutare le proprie capacità, e dove è possibile alleggerire il carico emotivo (costituito dal sommarsi di ansie, paure, tensioni, ecc.) che si viene a creare nella convivenza dei familiari con il parente vittima.

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