TORINO

Il progetto

Il tema delle vittime, ancora oggi, viene affrontato quasi esclusivamente da un punto di vista giudiziario, concentrandosi, cioè, sulla figura del reo, sulle prospettive della pena e/o della rieducazione. Sotto questa luce, le questioni emotive e pratiche connesse ad un reato rimangono in secondo piano, così come rischiano di rimanere inascoltate le sofferenze e le difficoltà delle persona offese. Eppure, la recente Direttiva Europea, del 25 ottobre 2012, sui diritti delle vittime, ha ricordato che un reato non è solo un torto alla società, non è solo una questione giudiziaria, ma è anche una violazione di diritti individuali, spesso è una violazione della integrità, fisica e psichica.

Rete Dafne Torino

Per questo, è necessario sviluppare una specifica attenzione alle persone offese, in modo da trovare risposte alla domanda di giustizia ed offrire un sostegno sia ai vissuti emozionali sia ai bisogni materiali. Trovare risposte ai bisogni delle vittime può produrre benefici per l’intera collettività, può aiutare a ricucire gli strappi che si creano nel tessuto sociale e rafforzare i legami ed il senso di appartenenza di ciascun cittadino con il suo ambiente di vita.

Con questi obiettivi è nato, nel 2008, il Progetto Rete Dafne, su iniziativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, la Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana di Torino), il Comune di Torino, il Dipartimento di Salute Mentale dell’ ASL TO2, l’Associazione Gruppo Abele e l’Associazione Ghenos, con la partecipazione e il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Nel Novembre 2015 gli stessi partner, ad eccezione della Procura della Repubblica, hanno costituito l’Associazione Rete Dafne Onlus. Dal 2016 l’Associazione è membro associato dell’organizzazione internazionale  Victim Support Europe .

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