TORINO

TORINO2021-07-02T17:52:01+02:00

Il progetto

Il tema delle vittime, ancora oggi, viene affrontato quasi esclusivamente da un punto di vista giudiziario, concentrandosi, cioè, sulla figura del reo, sulle prospettive della pena e/o della rieducazione. Sotto questa luce, le questioni emotive e pratiche connesse ad un reato rimangono in secondo piano, così come rischiano di rimanere inascoltate le sofferenze e le difficoltà delle persona offese. Eppure, la recente Direttiva Europea, del 25 ottobre 2012, sui diritti delle vittime, ha ricordato che un reato non è solo un torto alla società, non è solo una questione giudiziaria, ma è anche una violazione di diritti individuali, spesso è una violazione della integrità, fisica e psichica.

Rete Dafne Torino

Per questo, è necessario sviluppare una specifica attenzione alle persone offese, in modo da trovare risposte alla domanda di giustizia ed offrire un sostegno sia ai vissuti emozionali sia ai bisogni materiali. Trovare risposte ai bisogni delle vittime può produrre benefici per l’intera collettività, può aiutare a ricucire gli strappi che si creano nel tessuto sociale e rafforzare i legami ed il senso di appartenenza di ciascun cittadino con il suo ambiente di vita.

Con questi obiettivi è nato, nel 2008, il Progetto Rete Dafne, su iniziativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, la Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana di Torino), il Comune di Torino, il Dipartimento di Salute Mentale dell’ ASL TO2, l’Associazione Gruppo Abele e l’Associazione Ghenos, con la partecipazione e il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Nel Novembre 2015 gli stessi partner, ad eccezione della Procura della Repubblica, hanno costituito l’Associazione Rete Dafne Onlus. Dal 2016 l’Associazione è membro associato dell’organizzazione internazionale  Victim Support Europe .

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Comunicato Città Metropolitana di Torino

SERVIZI DI ASSISTENZA ALLE VITTIME
I servizi a favore delle vittime di reato hanno bisogno del coordinamento delle Città metropolitane.
Istituire una rete nazionale di servizi a favore delle vittime di reato e affidarne la gestione alle Città metropolitane. È quanto si propongono gli Enti di area vasta che si sono riuniti on line oggi, su sollecitazione della Città metropolitana di Torino, dove già esiste da anni un servizio gestito da una realtà d’eccellenza, la Rete Dafne di Torino.
L’idea di costituire una rete nazionale – che colleghi enti locali, autorità giudiziaria, servizi sanitari e privato sociale – è l’obiettivo che si è dato a partire dal 2018 il Tavolo di coordinamento costituito dal Ministero della giustizia, con la partecipazione di Ministero dell’interno, Conferenza Stato-Regioni, Conferenza delle Regioni, Consiglio Nazionale Forense, Conferenza dei rettori delle Università italiane, Rete Dafne Italia, Consiglio superiore della magistratura, Cassa delle Ammende.
In quest’ottica, e nell’intento di dare ottemperanza alla direttiva Ue che impone la creazione di servizi generalisti coordinati a livello nazionale che offrano assistenza a tutte le vittime di reato, senza distinzione né di genere, né di tipo di reato, il Ministero della Giustizia ha stanziato risorse perché a livello territoriale siano organizzati servizi mirati.
Tuttavia sinora, come ha fatto notare il vicesindaco della Città metropolitana di Torino Marco Marocco che ha le deleghe alle politiche sociali, di questi fondi non sono stai ancora stabiliti i criteri di ripartizione e destinazione.
La Città metropolitana di Torino parte avvantaggiata nella riflessione grazie al lavoro sul territorio svolto dalla Rete Dafne, che si è costituita nel 2008, su impulso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino. Nel novembre 2015, quale naturale prosecuzione, è nata l’associazione Rete Dafne onlus i cui soci fondatori sono gli stessi partner storici del progetto: la Città metropolitana di Torino (ex Provincia di Torino), la Città di Torino, l’A.S.L. Città di Torino, l’associazione Gruppo Abele, l’associazione Ghenos e la Compagnia di San Paolo.
Rete Dafne Italia ha avanzato al Tavolo di coordinamento nazionale una proposta affinché la rete di servizi e i fondi vengano gestiti tramite le Città metropolitane, come ha spiegato il segretario generale della Rete Giovanni Mierolo.
Mierolo ha fatto notare che sul territorio nazionale esistono molti servizi specializzati ed efficienti nel contrasto a particolari tipologie di reato, ma sono invece quasi totalmente assenti quelli voluti dall’Unione europea, come Rete Dafne, che sono generalisti e quindi in grado di accompagnare nel modo più adeguato le vittime di qualsiasi reato e aumentare fra operatori e cittadini la consapevolezza dei diritti.
Interesse e condivisione sono venute sia dall’Anci nazionale, rappresentata da Antonio Ragonese, sia dalle Città metropolitane intervenute all’incontro: Bari, Genova, Firenze, Milano, Roma capitale, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, anche se molti rappresentanti hanno fatto notare la disomogeneità di deleghe sulle politiche sociali e il depauperamento di compiti e risorse subito dalle Città metropolitane rispetto alle Province.
“Per questa ragione” ha concluso l’incontro il vicesindaco metropolitano di Torino Marco Marocco “dobbiamo riprenderci quella centralità istituzionale che ci compete: le Città metropolitane – alla luce della funzione delle proprie competenze in materia di sviluppo sociale – sono le più indicate per gestire direttamente questo tipo di servizi. Non abbiamo la vastità delle Regioni ma un’ottica ampia dei problemi e dei bisogni correlata alla stretta conoscenza del territorio e dei Comuni, che spesso non hanno le forze per gestire da soli un servizio di questo genere e di mettere a sistema la collaborazione con tutte le risorse specializzate del territorio”.
Questa proposta permetterà di dare assistenza e protezione in una fase iniziale e immediata a un cittadino italiano su tre (circa 22 milioni su 60) e consentirà di non disperdere il patrimonio di esperienza e di realtà operative già consolidate sui territori.

Testimonianza

Pubblichiamo la trascrizione degli scambi di messaggi intercorsi tra la signora Gabriela Held e chi l’ha avvicinata su Twitter.
Gabriela Held, esponente di ACTA, Azione Contro le Truffe Affettive e lotta al cybercrime, con cui Rete Dafne Onlus collabora da anni, è mancata a fine Aprile poco dopo aver terminato questo lavoro che riteneva poter essere utile al fine di mettere in guardia altre persone che avrebbero potuto vivere esperienze simili alla sua.
Rete Dafne Torino ha accolto la signora Gabriela per un certo tempo e lo pubblica facendo seguito al suo desiderio.
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